sabato 4 luglio 2009

PROGETTIAMO OLBIA


BASTA CON GLI SCEMPI DELL’INSENATURA NEL GOLFO DI OLBIA!
Come fare?
E’ necessario intanto studiare le norme che governano lo specchio acqueo della città per poter poi intervenire.
Data la necessità di studiare il difficile rapporto di Olbia con il mare, e visto il totale stravolgimento dello specchio acqueo, la commissione ha voluto approfondire le regole che governano lo specchio acqueo delle città sul mare. Il sistema portuale oltre allo specchio acqueo si estende alle aree necessarie al suo sviluppo. Il sistema di norme che ne regolano l’utilizzo si chiama Piano Regolatore Portuale e viene regolato dall’Autorità portatale (L. 84/94).
La L. 84/94 stabilisce gli organi che fanno parte delle Autorità portuali e ne definisce i compiti. L’organo più importante è il Comitato Portuale del quale fanno parte “tutti” gli Enti interessati dal sistema portuale. E’ in questa sede che avvengono le discussioni tra i delegati dei vari Enti.
L'elezione del Presidente dell'Autorità portuale viene fatta dal ministero sulla base di nominativi proposti dagli Enti facenti parte della Circoscrizione.
Attualmente il governo sta lavorando alla modifica di tale norma affinché l'elezione dei presidenti delle autorità Portuali avvenga direttamente da parte del governo, per sostituire la maggior parte dei presidenti che attualmente sono di appartenenza politica di centro-sinistra.
L'incarico del presidente ha una durata di 4 anni.
Non sono precisate le competenze che devono avere i presidenti delle Autorità portuali.
Il PRP viene redatto dal segretario generale dell’Autorità Portuale (con l’Ausilio della struttura e di tecnici competenti) e viene portato all’esame dell’Autorità Portuale, successivamente passa all’esame dei Comuni, Province e Regione. Se l’Intesa tra i vari Enti è positiva, il PRP viene adottato. Il PRP pianifica l’utilizzo del porto e determina la zonizzazione di alcune aree attigue.
Il PRP del golfo di Olbia risale al 1950, al quale, successivamente, sono stati apportati diversi adeguamenti funzionali
Olbia appartiene ad una circoscrizione vasta della quale fanno parte anche i comuni di Golfo Aranci e di Porto Torres.
L'Autorità Portuale è composta da tutti gli Enti interessati dal sistema portuale: Comune di Golfo Aranci, Comune di Olbia, Comune di Porto Torres, Provincia di Sassari, Provincia di Olbia-Tempio, Camere di Commercio, Comandanti di Porto, etc.
Non ne fanno parte operatori dei porti turistici, né operatori che lavorano all’interno del Golfo di Olbia (es. mitilicultori).
Il Piano Regolatore del Porto diventa un problema politico quando le decisioni prese dall’Autorità portuale cambiano la fisionomia del Golfo, alterando il rapporto che la città dovrebbe stabilire col mare, e rischiando di cancellare le economie storiche che nel mare si sviluppano.
Il riempimento dello specchio acqueo di Olbia, iniziando dal porto romano per arrivare ai nuovi denti di attracco dell’Isola Bianca, stanno riducendo ad un sottile corridoio l’ampia insenatura, con modifiche dell’ecosistema del Golfo, e con le caratteristiche della città stessa.
Ritengo che sia indispensabile avere rappresentanti all’interno del Comitato portuale che discutano con i cittadini olbiesi circa le strategie dello sviluppo del golfo. E’ fondamentale trovare il giusto compromesso tra una città che sorge in un contesto ambientale meraviglioso con la funzione del porto di Olbia.
Sarebbe intanto interessante:
A) parlare con il segretario dell’Autorità portuale, ammiraglio Mulas,
B) conoscere l’equipe degli specialisti che si occupa della redazione del PRP,
C) parlare con i delegati del Comitato portuale,
D) conoscere le strategie economiche-politiche-ambientali che vengono sostenute,

Sarebbe poi auspicabile:
a) inserire all’interno del Comitato portuale rappresentanti di coloro che operano nel golfo (mitilicultori), operatori dei porti turistici, dipartisti, etc.
b) sensibilizzare la cittadinanza verso una discussione quale lo sviluppo ella propria città e quindi del proprio golfo con dibattiti pubblici, articoli sui giornali, etc.
cristina dessole

giovedì 25 giugno 2009

ITALIA RIALZATI

Un incendio nella macchina di una testimone chiave contro Berlusconi.
La dichiarazione di Barbara Montereale ha raccontato delle feste del "Cavaliere".
Un incendio ha distrutto questa notte la macchina di Barbara Montereale, una delle giovani che assieme a Barbara D'Addario hanno accompagnato al palazzo Grazioli la notte dello scorso 4 novembre. Su questo sta investigando la questura di Bari che sta verificando lo sfruttamento della prostituzione delle "veline" per le feste di Silvio Berlusconi e altri personaggi politici.
La macchina della giovane era parcheggiata sotto casa. Secondo le prime informazioni la macchina è stata cosparsa di liquido infiammabile. L'interno dell'auto, un'Honda Jazz, pè stata completamente distrutta.
LA RAGAZZA DI 23 ANNI HA PRESENTATO DENUNCIA PRESSO I CARABINIERI

martedì 10 marzo 2009

UNA LEGGE CONTRO IL TERRITORIO

APPELLO CONTRO LE MISURE ANNUNCIATE DAL GOVERNO
Il governo Berlusconi si accinge a varare un provvedimento che sconvolge tutte le procedure edilizie. Sostiene di volerle snellire, agevolando la ripresa economica.
Questa misura sarebbe un disastro per il paesaggio e per l'assetto delle città. Il gruppo giovanedemocratico sostiene un appello promosso dagli architetti Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas e Vittorio Gregotti al quale hanno già aderito gli urbanisti Pierluigi Cervellati, Vezio De Lucia, Italo Insolera ed Edoardo Salzano.
"Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l'architettura non dipendono da un'anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità".
L'appello può essere firmato sul sito.
La legge prevede l'abolizione della concessione edilizia da parte dei Comuni, sostituita dalla dichiarazione di un tecnico privato: per conto di chi costruisce, il professionista certificherebbe la conformità del nuovo edificio alle norme urbanistiche. In più, stando alle anticipazioni, si consentirebbe di aumentare il volume di un edificio nella misura del 20 per cento, se si tratta di un edificio residenziale, del 30 se commerciale. Sarà consentito demolire e ricostruire tutti gli edifici sorti entro il 1989 che non abbiano vincoli di tutela incrementando il volume del 30 per cento. Alcune Regioni, come la Sardegna e il Veneto, hanno già aderito e il governatore Giancarlo Galan porterà già oggi all'approvazione della giunta un provvedimento simile. Da parte di molte altre Regioni vengono invece avanzati dubbi quando non forte opposizione.
vedi articolo La Reppublica
(10 marzo 2009)

martedì 17 febbraio 2009

Che fare nel dopo Soru: autocritiche e qualche prima idea per ripartire

E adesso, come sappiamo fare noi sardi, bisogna elaborare il lutto. Era nel conto una sconfitta di Renato Soru sul filo di lana, non la débacle che ci è capitata addosso. Colpo durissimo, per chi ha creduto e ancora crede nel progetto di Soru e nell’idea di una Sardegna “moderna” e al tempo stesso “antica”. Ma le lezioni della storia, quando vengono, vanno colte, e possibilmente razionalizzate per andare avanti.
Perché abbiamo perduto? Dove abbiamo sbagliato? Cominciamo col dire che mai prima di oggi avevamo visto sulle elezioni regionali sarde un’offensiva avversaria così massiccia, pervicace, comunicativamente efficace.
Berlusconi ha scelto scientemente come candidato alla Regione un egregio signor Nessuno e poi, rubandogli letteralmente la scena, ha combattuto lui in prima persona la battaglia, mettendo in campo non solo il suo indubbio carisma ma la sua onnipotenza mediatica. Abbiamo scherzato per un mese e mezzo sull’ignoto signor Cappellacci e sul Cavaliere propalatore di barzellette. Ammettiamo adesso di aver sottovalutato la potenza dell’operazione, e le sue ottime probabilità di riuscita. L’onda lunga del berlusconismo, inteso come la forma nuova dell’egemonia della destra non solo sui ceti tradizionalmente conservatori ma su ampi strati di quelli che erano un tempo le classi popolari o comunque i ceti medi elettori dei partiti democratici, è ancora possente, favorita da un Pd nazionale che stenta a trovare la sua collocazione e la sua linea unitaria. Credevano che la Sardegna, per chissà quali sue presunte doti primigenie (l’orgoglio dei sardi…), ne fosse al riparo. Ci siamo dovuti ricredere. Questo è il primo punto fermo, e dovremo tenerlo presente per il futuro.
C’è però un secondo fattore della sconfitta, e sarebbe assurdo ignorarlo. Parlo dello stato pre-comatoso nel quale il Pd sardo ha versato sinché, giunto a Cagliari il commissario Passoni (che – ben inteso – ha fatto il possibile e l’impossibile, e al quale dobbiamo essere comunque grati) non si è cercato di tamponare le ferite più gravi e di dare al Partito e alle sue liste un po’ di belletto.
Tardi, però, troppo tardi. Dopo che dal 14 ottobre in poi il Partito era stato bloccato dallo scontro interno e dall’inerzia del segretario eletto alle primarie, dopo che le stesse elezioni politiche si erano svolte in un clima di divisione e reciproco sospetto, con candidati “nominati” in base a lottizzazioni interne e senza troppa voglia di cambiare faccia al gruppo dirigente.
Lo si è visto nella campagna elettorale: a Sassari e provincia (dove so di cosa parlo): nessuna conduzione unitaria e condivisa, ogni candidato in lizza contro gli altri, ogni fazione impegnata nella sua particolare campagna. Presumo che la stessa cosa sia avvenuta in tutta la Sardegna.
Vedremo adesso, caso per caso, paese per paese, provincia per provincia, i risultati (a Sassari, lo dico con magra soddisfazione, molto meglio che altrove). Controlleremo, ad esempio, il voto disgiunto, che ha potentemente preso piede a favore di certi candidati e contro Soru: sarà istruttivo rileggerle, quelle schede. Un dato colpisce su tutti: come scrive “L’Unione sarda”, i voti nulli sono 18 mila, il terzo partito dell’isola. Sarà solo una casualità? E gli astenuti, i tanti che se ne sono rimasti a casa, da che parte li conteggeremo?
Insomma, a conti fatti, il Pd ha giocato la sua partita come quelle squadre di calcio, magari composte di buoni giocatori e con qualche fuoriclasse, ma che poi in campo perdono anche contro le provinciali, perché prevalgono invidie e scioperi bianchi, nessuno corre per gli altri, tutti si sorvegliano a vicenda purché il compagno non segni il gol decisivo.
Dunque fattore Berlusconi e fattore Pd sardo, innanzitutto. Ma c’è anche un terzo fattore, ed è la vera questione che vorrei proporre all’attenzione di chi legge. Parlo del riformismo moderno, dell’attività virtuosa di governo, della politica a progetto, che vuol cambiare il mondo e non semplicemente rifletterlo così com’è, correggendone le ingiustizie e le arretratezze. Ebbene, questo riformismo diciamo così “attivo” risulta, nella società contemporanea, frequentemente perdente. Perché agisce in un contesto (la crisi economico-finanziaria che ci sovrasta) incline a suggerire paure e ritirate in su connottu (non sto parlando qui di sardità: alludo alla rassicurante politica di sempre, quella delle clientele e dei favori personali, alla quale molti restano tenacemente attaccati); e perché ha bisogno – questo tipo di riformismo – di tempi più lunghi: è presbite e non miope, guarda lontano non vicino, e crea frutti solo a distanza, quando l’elettore spesso si è stancato di aspettarli. Nell’immediato, la politica riformista moderna, se vuole incidere, suscita invece opposizioni, disturba interessi grandi e piccoli, molesta le abitudini inveterate di interi strati sociali, di ceti professionali, di percettori di rendita a tutti i livelli. Scompagina insomma le nicchie rassicuranti nelle quali molti sopravvivono più o meno parassitariamente.
Ho l’impressione che il riformismo di Renato Soru sia stato appunto di questa stoffa. Stoffa buona, per carità, anzi eccellente: ma da verificare all’usaggio, nei tempi lunghi. I tempi che questo voto sciagurato dei sardi ha drammaticamente abbreviato.
Ed ora bisognerà ricominciare da capo. Riprendere la via della costruzione del Pd su basi nuove, aprendo ai cittadini e alla loro partecipazione consapevole com’era ed è nel suo dna (e dunque primarie, anzitutto, e possibilità di incidere dal basso sulle scelte dei gruppi dirigenti). Ripensare il progetto di Soru e aggiornarlo, modificarlo, migliorarlo, forse anche cambiarlo dove serve. E renderlo comprensibile più di quanto non siamo stati capaci di fare, convincendo con le parole e coi comportamenti chi non ci ha dato fiducia.
Bisogna, in definitiva, ritornare alla vecchia, buona politica di una volta. Quella fatta tra la gente, paese per paese, casa per casa. Con pazienza e determinazione, con sacrificio e abnegazione personale. Con testardaggine anche.
Sapendo che la nottata, come diceva il grande Eduardo, prima o poi ha da passare.
Guido Melis

domenica 7 dicembre 2008

CHE TEMPO CHE FA


Oggi, domenica 7 dicembre, ore 20.10-RAI 3, Renato Soru sarà ospite di Fazio a CHE TEMPO CHE FA. Se volete fare una domanda, basta inviarla collegandovi al sito:
http://www.chetempochefa.rai.it/

Buona visione

La domanda del gruppo giovanedemocratico gallurese è:

DOMANDA:

L'abbiamo scelta per governare la Sardegna perchè abbiamo condiviso il suo pogramma assolutamente innovativo: lotta alla speculazione edilizia, tutela dell'ambiente, liberazione dalle servitù militari, riduzione di enti inutilmente costosi, atteggiamento di dignità nei confronti del governo centrale, sostegno ai giovani meritevoli, lotta alla Casta.
Ritiene che il PD possa essere un freno alla sua azione politica improntata verso le innovazioni sia nel campo politico che organizzativo?
E' ancora lo stesso Soru di 4 anni fa che parlava di meritocrazia, di rinnovamento delle classi dirigenti, di lotta alla Casta?

Cristina Dessole - Olbia

venerdì 7 novembre 2008

PETIZIONE

clicca su PETIZIONE E FIRMA


Ai componenti l’Assemblea Costituente Regionale del PD
Ai componenti l’Assemblea Costituente Nazionale del PD
Ai rappresentanti nelle istituzioni del PD
Agli aderenti e simpatizzanti del PD

PETIZIONE PER IL RISPETTO DEI CRITERI BASE DEL PARTITO DEMOCRATICO:
RISPETTO PARITA’ DI GENERE
RAPPRESENTANZA DELLE SENSIBILITA’ INTERNE AL PARTITO
GARANZIA DELLA VOLONTA’ ESPRESSA DAGLI ELETTORI NELLE PRIMARIE (ovvero rispetto della democrazia)
RINNOVAMENTO DELLA CLASSE POLITICA

Tale petizione viene formulata in una fase fondamentale del partito caratterizzata dalla campagna di tesseramento.
L’"ufficio provinciale per il tesseramento" deve essere creato garantendo adeguata rappresentanza delle diverse anime del partito (donne, giovani, diverse sensibilità, rappresentanza territoriale) con preciso riferimento all’unico momento veramente democratico della vita del PD: le elezioni primarie dello scorso anno.
E’ evidente che affidare la campagna tesseramento senza rispettare la pluralità delle posizioni è contrario alla democrazia interna e agli interessi del PD.
Non ci stancheremo mai di ricordare gli impegni assunti dal PD quando ha enunciato principi quali:
rinnovamento dei metodi e del personale politico, valorizzazione della rappresentanza giovanile, adeguata presenza femminile negli organismi decisionali, coinvolgimento delle diverse componenti, garanzia di partecipazione, trasparenza nelle decisioni, adozione del metodo delle primarie per qualsiasi designazione di rilievo.
Bisogna constatare che gli impegni non sono stati mantenuti.
Poiché però si tratta di criteri ai quali è ispirata la stessa nascita del PD, qualunque iniziativa intrapresa da parte di esponenti o organismi, deve in primo luogo essere conforme ai principi dichiarati. Diversamente si tratterebbe di palesi inadempienze rispetto alle norme, cui bisognerebbe immediatamente porre rimedio.
La presente petizione ha proprio la funzione di richiamare l’attenzione dei responsabili regionali del PD ad una verifica dei criteri adottati nella composizione delle diverse articolazioni interne. Nel caso siano stati ignorati gli indirizzi concordati e condivisi, si invita la segreteria a porvi immediatamente rimedio.

lunedì 3 novembre 2008

regolamento e tesseramento

IL REGOLAMENTO
Regione SardegnaRegolamento per il Tesseramento,la costituzione dei Circoli territoriali, e l’elezione degli organismi dirigenti comunali e provinciali(approvato all’unanimità il 20 ottobre 2008)PremessaIl presente Regolamento è adottato dalla Direzione Regionale, non vincola e non crea precedente per la discussione relativa all’approvazione dello Statuto Regionale. Decade all’approvazione dello stesso.Il Regolamento per la costituzione dei Circoli territoriali ed il Tesseramento disciplina tutte le procedure per il radicamento ed il consolidamento del partito sul territorio.Presupposto per l’applicazione di detto Regolamento è la nomina dell’Ufficio Adesioni Regionale da parte della Commissione di Garanzia Regionale, ai sensi dell’art. 7 del Regolamento Nazionale del Tesseramento, su indicazione unitaria della Direzione Regionale. L’Ufficio Adesioni Regionale, composto da 12 componenti, deve dare adeguata comunicazione della propria attività alla Segreteria Regionale.L’Ufficio Adesioni Regionale da ampia comunicazione del Tesseramento.
L’Ufficio Adesioni Regionale provvede, nel rispetto dei criteri di pluralismo interno, alla nomina degli Uffici Adesioni Provinciali, composti ciascuno da 6 componenti.
Gli Uffici Adesioni Provinciali nominano i 4 componenti di ciascun Ufficio Adesioni di Circolo.
Articoli
In ogni comune della Regione si costituisce un Circolo territoriale.
L’eventuale costituzione di Circoli “aziendali” o di “lavoro”, online o di altra natura, sarà disciplinata dallo Statuto RegionaleOgni cittadino-elettore può iscriversi al partito ritirando la tessera presso il Circolo territoriale del comune nel quale è residente nel rispetto dallo Statuto e del Regolamento Nazionale.La campagna di adesione per la costituzione dei Circoli prende avvio il 3 novembre 2008. In tutto il periodo del Tesseramento dovrà essere garantita, da parte degli Uffici Adesioni Regionale, Provinciali e Comunali, la massima pubblicità riguardo a luoghi e tempi nei quali è possibile formalizzare l’adesione al Partito.
Le adesioni si raccolgono alla presenza di almeno due componenti dell’Ufficio Adesioni di Circolo, designati in modo unitario, o loro sostituti nominati dall’Ufficio Adesioni Provinciale. L’Ufficio Adesioni di Circolo deve provvedere alla consegna delle tessere e alla compilazione dell’anagrafe degli iscritti.Le adesioni si raccolgono in un’unica sede. Nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, l’Ufficio Adesioni Provinciale può prevedere che le adesioni siano raccolte in ulteriori sedi.
Tutte le decisioni relative alle procedure per il tesseramento vengono assunte dall’Ufficio Adesioni Regionale.
La composizione degli Uffici Adesioni di Circolo deve essere definito e reso pubblico entro il 3 novembre 2008.A partire dal 3 novembre ci si può iscrivere nelle sedi preposte tutti i venerdì dalle ore 17 alle 21, il sabato dalle ore 10 alle ore 13, il lunedì dalle ore 17 alle ore 21.L’Ufficio Adesioni del Circolo può prevedere ulteriori giorni ed orari di raccolta delle adesioni dandone comunicazione all’Ufficio Adesioni Provinciale.
Qualora uno dei componenti dell’Ufficio Adesioni di Circolo, per qualunque ragione, fosse impossibilitato ad essere presente nelle giornate programmate, provvede alla nomina di un sostituto comunicandolo all’Ufficio Adesioni Provinciale.Le sedi dei Circoli territoriali devono essere luoghi comunemente riconosciuti e indicati in maniera unitaria dall’Ufficio Adesioni di Circolo entro 5 giorni dal loro insediamento. La sede dei Circoli territoriali va comunicata agli Uffici Provinciali e all’Ufficio Regionale.
Qualora l’Ufficio Adesioni di Circolo non dovesse adempiere all’individuazione della sede del circolo entro l’8 novembre 2008, provvederà l’Ufficio Adesioni Provinciale ad individuare una sede idonea dove raccogliere le adesioni.
Possono partecipare con diritto all’elettorato passivo alle Convenzioni comunali e provinciali tutti gli iscritti al 15 dicembre 2008.Possono partecipare con diritto all’elettorato attivo coloro i quali aderiscono entro l’orario fissato per la conclusione della Convenzione comunale.Le Convenzioni comunali devono svolgersi entro il 18 gennaio. I componenti l’Ufficio Adesioni del Circolo presiedono la Convenzione e sono responsabili delle procedure di voto.L’Ufficio Adesioni Provinciale, d’intesa con l’Ufficio Adesioni di ciascun Circolo territoriale, predispone, entro il 30 novembre, il calendario delle Convenzioni comunali.
Le Assemblee di Circolo sono composte da un numero definito dal Regolamento approvato dall’Assemblea regionale il 7 dicembre 2007 all’art. 9 comma 1.Comuni fino a 500 abitanti 8 seggiComuni da 500 a 1000 abitanti 10 seggiComuni da 1000 a 3000 abitanti 15 seggiComuni da 3000 a 5000 20 seggiComuni dai 5000 ai 10.000 abitanti 30 seggiComuni dai 10.000 ai 20.000 abitanti 40 seggiComuni dai 20.000 ai 50.000 abitanti 60 seggiComuni dai 50.000 ai 90.000 abitanti 80 seggiLa Città di Sassari 90 seggiLa Città di Cagliari 100 seggiLe liste per le candidature alle Assemblee di Circolo sono aperte.
Le modalità di voto si esprimono nel rispetto del Regolamento approvato dall’Assemblea Regionale il 7 dicembre 2007 all’art. 9 comma 2 che prevede di votare con la doppia preferenza (uomo/donna).
Le Assemblee di Circolo eleggono il proprio Segretario a maggioranza assoluta nelle prime due votazioni e a maggioranza semplice dalla terza.Gli iscritti che partecipano alla Convenzione comunale sono chiamati ad eleggere sia le Assemblee di Circolo che a sottoscrivere le proposte di candidatura alla carica di Segretario Provinciale e delle liste collegate (composte secondo le modalità indicate dall’art. 9 dello Statuto Nazionale) e delle relative piattaforme politico-programmatiche.
Vengono ammessi alle elezioni primarie provinciali, che si terranno nella giornata del 31 gennaio 2009, i primi tre candidati che hanno ottenuto almeno il 5% (distribuito in almeno tre comuni della provincia) delle sottoscrizioni tra coloro i quali hanno partecipato al voto delle Convenzioni comunali. Nel caso di due candidati, vengono entrambi ammessi alle elezioni primarie, a condizione che abbiano ottenuto almeno il 5% delle sottoscrizioni.
Possono partecipare alle elezioni primarie tutti i cittadini elettori secondo le modalità previste dall’art. 9 comma 8 dello Statuto Nazionale.Le Assemblee Provinciali sono composte in numero paritario di genere.L’Assemblea di Cagliari è costituita da 120 componenti elettivi.L’Assemblea di Sassari è costituita da 100 componenti elettivi.L’Assemblea dell’Ogliastra è costituita da 60 componenti elettivi.Le Assemblee delle altre province sono costituite da 80 componenti elettivi.
L’Ufficio Adesioni Regionale, in maniera unitaria, predispone le direttive di attuazione del presente Regolamento che devono essere coerenti con le norme e i principi dello Statuto Nazionale.L’eventuale costituzione di ulteriori Circoli territoriali nell’ambito dello stesso comune è disciplinata dallo Statuto Regionale.Per tutto ciò che non è disciplinato dal presente Regolamento, valgono le disposizioni dello Statuto Nazionale e del Regolamento Nazionale per il Tesseramento.

lunedì 22 settembre 2008

TUTELIAMO LE NOSTRE SPIAGGE -


L’importanza delle DUNE e delle Zone Umide


L’ AMBIENTE non è elemento da utilizzare, ma soprattutto da tutelare per preservarlo affinché i nostri figli ne possano godere.
E’ inutile lamentarsi del fatto che le spiagge degli olbiesi stiano sparendo quando sponsorizziamo un’eccessiva speculazione edilizia, come se fosse di primaria importanza avere la casa sulla spiaggia rispetto alla conservazione di sistemi naturali complessi costituiti dalle aree umide.
Le zone umide non si sono formate a caso, ma per effetto congiunto della struttura geologica e della circolazione dell’acqua. Si tratta di luoghi di transizione tra terra e acqua, e contengono i caratteri di entrambe le zone che dividono. La loro massa idrica superficiale, oltre ad ospitare diversi habitat acquatici, ha influenza decisiva sui livelli delle acque dolci sotterranee e contribuisce a limitare l’intrusione delle acque salate nella terra ferma. Costituiscono cioè una componente fondamentale dell’equilibrio idraulico del territorio.
Il vento ha un ruolo importante nelle complesse dinamiche che regolano il funzionamento e l’equilibrio delle zone umide, costruisce e demolisce dune trasportando la sabbia delle nostre spiagge. La distruzione delle dune ha consentito l’intrusione delle acque del mare all’interno delle aree paludose retrodunari annettendo queste stesse all’ambiente marino distruggendo, oltre le aree umide, le spiagge.
E’ di fondamentale importanza individuare, valutare, catalogare tali zone per una corretta pianificazione del territorio e, visto che nel nostro comune si sta procedendo alla stesura del Piano Urbanistico Comunale, sarebbe auspicabile inserirle come aree da salvaguardare o da “ricostruire”.
Per “Comitato per Pittulongu Libera” Cristina Dessole e Anna Paola Tondini