Cerca nel blog

Caricamento in corso...

mercoledì 9 marzo 2011

MANIFESTO ELETTORALE


OLBIA si merita di più - E’ ora di sognare una città migliore

Nel 2007 la coalizione di centro-destra vinse trionfalmente le elezioni amministrative. Ma come ha amministrato la città?
In questi 3 anni e mezzo i componenti del centro-destra hanno litigato furiosamente lasciando sullo sfondo Olbia e i suoi problemi.

Emblematiche sono state le vicende della TARSU, la mancata stesura del PUC, del piano del centro storico, lo stato di degrado in cui versa la città (la viabilità ne è solo un piccolo esempio).

La soluzione della crisi non può essre affidata a coloro che l’hanno provocata.
L’ipotesi di un grande accordo (da FLI all’estrema sinistra) per sconfiggere chi guiderà Forza Itali (Nizzi?) mi appare inadeguata per diversi motivi:

1- Non è semplice spiegare agli elettori del centro sinistra che è stata cambiata idea rispettoa tre anni fa ed è stato scelto il candidato a sindaco che rappresentava la destra,
2- Bisognerebbe prima verificare se una simile coalizione condivide alcuni principi fondamentali:
- il rinnovamento del personale politico,
- il rispetto dei principi democratici, della dignità delle persone al di là del ceto sociale e della razza,
- la solidarietà ai più deboli,
- l’uso ragionevole delle bellezze che la natura ci ha dato,
- il rifiuto a qualsiasi compromesso con gruppi di potere,
- la lotta contro l’inquinamento ambientale e il clientelismo,
- l’approvazione di regole certe per tutti i cittadini (incluse le norme certe sull’edificazione in modo da tutelare sia l’ambiente che i cittadini)


3- Non sono stati coinvolti gli elettori del centro-sinistra. Si sono evitate le primarie per evitare che succedesse come a Caglairi e a Iglesias per arrivare ad una soluzione abborracciata con lo slogan “Tutti insieme contro il nemico”, e non "tutti insieme per migliorare la qualità della vita nella nostra città”.

E’ questo il nostro motto: E’ ora di sognare una città migliore.

Olbia, dopo essere stata scippata dalle sue tante bellezze ha estremo bisogno di attenzione, pianificazione, di cure per renderla più vivibile, più sicura, più bella per tutti.
Ad Olbia ci sono donne e uomi che per consenso, capacità, preparazione, serietà, potrebbero ben rappresentare la sintesi di un progetto di governo capace di restituire a Olbia il ruolo di città guida che si merita.

venerdì 29 ottobre 2010

VORREI UN PARTITO DAVVERO DEMOCRATICO

Lettera Aperta al Coordinatore cittadino Gerardo De Luca

Carissimo coordinatore Gerardo De Luca,
mi hanno tolto il piacere di votarti, magari come segretario. Lo avrei fatto volentieri conoscendoti sensibile ai problemi dei più deboli, profondamente democratico, capace di gestire con profitto aggregazioni complesse. Ci stiamo purtroppo abituando a rinunciare al voto.

Sinceri auguri. Spero che riesca a creare nella sezione di Olbia un clima di democrazia e di partecipazione. Non sarà facile perché purtroppo ci stiamo abituando alla carenza di dibattito politico, al rispetto dei principi più elementari di democrazia.

C’era rimasto solo il voto e anche quello fortemente condizionato. Il “porcellum”, in campo nazionale, è per definizione dello stesso proponente “una porcata”. Comunque, meglio “una porcata”, di cui tanti del Pd hanno tratto profitto, che l’abolizione del voto all’interno di un partito che si definisce “democratico“.

Con rimpianto ricordo le primarie che hanno visto le vittoria di Veltroni: potevano esprimere la loro volontà non solo gli iscritti al partito, ma anche i simpatizzanti. Il massimo della libertà e della democrazia!

Subito dopo un ripiegamento: il voto è riservato ai soli iscritti. Senza riflettere sulla scarsa trasparenze del tesseramento e sui possibili condizionamenti. Il voto congressuale aveva comunque portato alla elezione di un segretario che dopo un biennio di stasi assoluta, forse perché assai poco sostenuto da chi lo aveva proposto, si è dimesso in silenzio. Per un lungo periodo ad Olbia è stata in carica una segretaria politica senza segretario: il voto, si sosteneva, poteva creare spaccature nel partito.

C’è stato così chi ha pensato di designare un coordinatore senza ricorrere alla consultazione della base (per un segretario sarebbe stato impossibile!). In realtà qualsiasi incarico debba assegnarsi all’interno del partito dovrebbe essere preceduto da un dibattito e sancito con un voto.

Sei stato indicato tu. I collaboratori, così è stato detto nell’assemblea convocata per ascoltare la tua piattaforma politica, saranno persone scelte (da chi?).

Ho espresso in quella riunione perplessità sia sulla rinuncia ad eleggere un nuovo segretario, sia sui criteri (?) per le designazione dei tuoi collaboratori. Ho riflettuto che, per quanto degno, un coordinatore scelto senza voto né dibattito, affiancato da persone designate con l’unico criterio dell’età, deve avere l’assemblea come unico riferimento per qualsiasi iniziativa politica e che, per prepararne i lavori, dovrebbe avvalersi di collaboratori in possesso di “specifiche” competenze. Magari, a questo punto, da scegliere personalmente.



Cordialmente
Cristina Dessole

martedì 27 luglio 2010

PIANO REGOLATORE DEL PORTO DI OLBIA


Alcune osservazioni sul Piano Regolatore del porto di Olbia in riferimento alle aree di interconnessione tra il porto e la città, il “famoso” Water Front che viene previsto dal Piano Regolatore del Porto;
la pianificazione di queste “aree filtro” è di competenza dell’Autorità portuale, ed è avvenuta (così è scritto nella relazione) mantenendo uno stretto rapporto tra Autorità Portuale e Comune, al fine di redigere un documento condiviso.

Nella relazione è scritto che per la pianificazione delle aree di connessione è avvenuta una profonda collaborazione dialettica con l’Amministrazione comunale, per garantire maggiore coerenza con gli strumenti urbanistici comunali o con le sue previsioni in modo da contribuire al miglioramento del Piano Regolatore del Porto e, per suo tramite, della vita della città.
Recentemente molte autorità portuali e Comuni costieri (Civitavecchia, Napoli, Livorno, etc.) stanno delocalizzando le strutture portuali che erano situate nel cuore della città verso siti capaci di offrire spazi d’uso più rispondenti alle nuove esigenze, e allo stesso tempo decongestionare le aree del centro storico .
Noi non ci troviamo di fronte ad una delocalizzazione, ma ad una concentrazione di attività portuali che costringe i pianificatori a cercare soluzioni urbanistiche accettabili anche nelle aree a filtro.

Linee Guida delle aree filtro stabilite dal Piano Regolatore del Porto

Per realizzare le strutture a mare sono necessarie strutture a terra nelle aree filtro che saranno:
- Standard urbanistici e nautici.
- Zone per Attività compatibili:
a) attività di banchina
b) attività i servizio.

Gli standard urbanistici e nautici possono considerarsi divisi in diversi Sistemi:
1- Sistema delle piazze quali punti di incontro e di svago. Il sistema delle piazze collegate tra loro vuole offrire una “promenade paysagèe” (così viene chiamata dal redattore della relazione). Si legge che “Tale sistema vuole recuperare il water front ricostituendo una continuità spaziale tra porto e città”.

2- Sistema del verde che possa creare un parco lineare lungo tutto il water front cittadino, in cui spazi verdi, piazze e percorsi pedonali si alternano tra loro. Viene specificato che ci saranno aree destinate a verde pubblico e a verde privato, ma non vengono indicate quali siano.

3- Sistema della viabilità e parcheggi è previsto l’utilizzo della viabilità esistente, e viene introdotta la novità di eliminare le sopraelevate e la realizzare di due sottopassi veicolari. La pianificazione di nuove aree destinate ad attracchi e ai servizi ad essi connessi obbligano il pianificatore ad individuare nuove aree a parcheggio così come previsto dalla normativa. Cosa non facile, vedremo come viene risolto il problema.

Nelle zone per attività compatibili si svolge invece
4- Sistema della Portualità che il piano divide in tre sottosistemi:
a) Nautica da diporto ,;
b) Porto Turistico e Commerciale;
c) Pesca (con l’esigenza di organizzare gli attracchi a terra per soddisfare le necessità dell’attività della pesca)
Chi a redatto il piano si è dimenticato che esiste un’attività importante nel golfo di Olbia, quella legata alla mitilicoltura che necessita anch’essa di aree a terra per attracco e varie lavorazioni.

Altra linea guida del piano riguarda il concetto di flessibilità. Viene cioè specificato che la sistemazione delle aree filtro può avvenire per stralci funzionali che non vengono però indicati. (Paradossalmente si potrebbe realizzare solo il sistema portuale senza la sistemazione della viabilità, parcheggi, verde e piazze).

Stranamente vengono indicate le diverse fasi per eseguire i drenaggi, ma non vengono esposte quelle riguardanti la sistemazione a terra.

Il progetto del Water Front urbano riguarda 5 Zone di intervento:

1- SP – STRIP PEDONALE
Costituito da un Sistema Piazze e giardini che collegano il centro storico urbano e il porto storico al fine di riavvicinare i cittadini al mare. La Banchina Nord del molo Brin sarà utilizzata per nautica da diporto, quella sud sarà utilizzata per le grandi imbarcazioni.
I volumi edilizi esistenti verranno mantenuti. Si prevede la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione dei volumi esistenti (circa 5.000 mc).
L’accesso veicolare verrà garantito per servizio alla nautica da diporto e per mezzi di soccorso.
Il parcheggio attualmente esiste verrà eliminato e verrà realizzato un parcheggio interrato di circa mq 10.000 capace di ospitare circa 400 auto (di cui il 25% sarà utilizzato dalle strutture collegate alla nautica realizzate nel molo Brin) i restanti 300 posti auto saranno a servizio pubblico.
Attualmente in tale area parcheggiano già 300 auto contemporaneamente, non sembra che venga considerato che lo spostamento del municipio al corso richiederà un numero molto maggiore di posti auto

2- MO – NUOVA MARINA DI OLBIA
Costituita da una nuova struttura portuale che avrà il suo nucleo in prossimità del centro storico.
Le banchine della Marina di Olbia dovrebbero ospitare barche da diporto e piccole navi da crociera per un totale di circa 500 Pb.
Tale area risulterebbe riqualificata dal punto di vista paesaggistico soprattutto dopo la demolizione della sopraelevata.
A terra verranno realizzate strutture lungo tutta la banchina per una volumetrie pari a:
Yachting Club/Bar/Ristorante mc 7.100 – mq 1690
Uffici/Bar/Negozio mc 1.400 – mq 400
Servizi porto mc 576 – mq 180
Locali Polifunzionali mc 402 – mq 115
TOTALE mc 9.500

Al di sopra degli edifici verrà realizzata un pensilina e una scalinata.
Dietro le strutture a servizio della Nuova Marina di Olbia verrà previsto un sistema di verde pubblico di circa mq 5.000, da realizzare anche sopra la viabilità da interrare in modo da lambire il centro urbano. I parcheggi pertinenti lo Yachting club, il bar, il ristorante i servizi, ecc. verranno realizzati fuori terra.
I parcheggi da destinare ai dipartisti verranno realizzati al di sotto dell’are a verde costituendo una collinetta sotto la quale verranno realizzati 7.000 mq di parcheggio per circa 300 auto. Tali posti auto bastano a soddisfare le esigenze del 60% dei diportisti ormeggiati.

Il piano stesso confida di recuperare altre aree a servizio della nuova Marina nelle aree del territorio comunale!

Gli edifici, la pensilina, la collinetta creeranno una quinta che occulterà la vista del mare dalla città, e contemporaneamente creeranno una barriera tra via Genova e il mare.

3- IB – ISOLA BIANCA
Il nome Isola Bianca è il ricordo dell’isola che esisteva in luogo del terminal portuale.
Nel viale dell’Isola Bianca sono previsti interventi di completamento della passeggiata che unisce il porto al centro urbano. E’ inoltre prevista la realizzazione di un ponte pedonale che conduce all’isola di Mezzo.
Anche su quest’area è previsto un incremento volumetrico. E’ prevista la demolizione dei capannoni che coprono una superficie di circa mq 4.500, e la ricostruzione di edifici per una superfici di mq 5.500 con Hmax m. 3,20.
I parcheggi richiesti per tale area vengono reperiti in parte all’interno del lotto e in parte nei famosi 10.000 mq da realizzare interrati.
Per quanto riguarda invece la stazione marittima è previsto un parcheggio interrato di circa mq 20.000 atto ad ospitare circa 800 vetture, fuori terra l’area di circa mq 20.800 ospiterà invece circa 900 auto.
Superati i gates di ingresso è possibile realizzare un parcheggio di accumulo interrato di circa mq 30.000 (1.400 auto).
A nord della viabilità di ingresso/uscita del porto sono previsti:
- mq 43.000 per la sosta di autoarticolati e trailers,
- una zona per attività crocieristiche.

Il termine crocieristico sarà ubicato lungo il molo Nord dell’Isola Bianca eseguito per ospitare almeno 2 navi da crociera (perché sono previsti i due denti di attracco che servono per le navi RO-RO?).
Anche qui sono previste nuove volumetrie per la realizzazione di un terminal Crocieristico di superficie lorda pari a mq 10.000.
L’altezza dell’edificio è condizionata dalla necessità di collegarsi con i ponti d’imbarco delle navi (fingers) presenti sulle navi da crociera a circa m. 5,00-7,00,
(Si potrebbe allora ipotizzare un’altezza di circa 10 metri e una superficie per piano di circa 3.000 mq e un volume di oltre 30.000 mc.)

Alla radice dell’Isola Bianca è previsto inoltre al struttura per nautica da diporto con la capacità di ospitare circa 400 imbarcazioni (dove sono i parcheggi?).

PR – DARSENA DEL PORTO ROMANO
Il nome di questa darsena deriva dalla convinzione che fosse l’approdo delle antiche navi romane, molto più probabilmente era l’antico approdo delle navi fenicie dato il limitato pescaggio e il tipo di chiglia delle navi fenice che approdavano spiaggiando.
In tale insenatura sono previste le attività di ormeggio delle piccole imbarcazioni dei residenti, la “rinaturalizzazione” della costa e la preservazione dei siti di importanza archeologica.
Oltre alla sistemazione a verde viene prevista la riorganizzazione dei pontili per piccole e medie imbarcazioni da destinare prevalentemente ai residenti (anche qui non è prevista l’indicazione di quanti ormeggi saranno dedicati ai residenti).
Il parcheggio previsto è di 60 a fronte di 140 posti barca.

4- DR – DARSENA RE DI PUGLIA
Sono previste le attività di ormeggio (pubblico o privato?) dei residenti e piattaforme per ospitare chioschi o piccoli locali. Come nella darsena del porto romano gli ormeggi saranno destinati ai residenti, ma per questi non vengono destinati i relativi posti auto. La spiegazione è questa: Poiché gli ormeggi previsti sono destinati alla nautica sociale non sono previsti i parcheggi.

5- PC – PARCO COSTIERO
E’ prevista la sistemazione del parco naturalistico nella costa meridionale, cioè nell’area che si sviluppa dalla Darsena Re di Puglia al fiume Padrongianus.
Il progetto prevede:
- di preservare le aree non ancora edificate;
- di demolire gli attuali argini della peschiera per la realizzazione di una passerella su pali di legno. E’ stato inoltre previsto un pontile di ormeggio per un battello per trasporto turistico.

(Sappiamo che l’area della peschiera è una zona di altissimo valore ambientale e racchiude un ecosistema che ospita specie, non vorremmo che i bellissimi esemplari di fenicotteri rosa sparissero da Olbia).

sabato 22 agosto 2009

ci stiamo vendendo anche il mare

"Scusate, ma a quest'ora non possiamo lasciarvi passare con la bambina".
Erano le sette di sera e volevamo andare al bar "billioner bich" per dissetarci al bar dopo un pomeriggio al sole di Capriccioli. Molto gentilemente siamo state messe alla porta.
Abbiamo ripetuto il tentativo passando dalla spiaggia perché lì la sorveglianza era meno severa.
Al bar: - "Gradiremo due birre e un succo di frutta e, se possibile, un piattino di patatine fritte per la bambina".
- "Va bene per le bibite, ma non possiamo darvi le patatine perché non avete un tavolo riservato".
- "A noi un tavolo non serve, ritorneremo in spiaggia".
- "Ci dispiace, ma non è possibile. Per le bevande fa 45 euro".
- "Scusate ma non vi pare un po' troppo far pagare 15 euro un succo di frutta?"
- "No, in altri locali si paga 30 euro a consumazione"
Siamo ritornate in spiaggia e subito ci siamo dirette verso un esercizio "pubblico" davvero.
Anche quello di Briatore è un esercizio pubblico, sistemato su area appartenente al demanio, e quindi di tutti, ricevuto in concessione per un servizio a vantaggio della comunità.
Invece, dopo le sette, una famiglia con bambini, con il sole ancora alto, non può essere ammessa ad un bar sito presso la spiaggia, in un'area demaniale.
Saremmo curiosi di sapere se simili atteggiamenti sono ammessi dal decreto di concessione. Siamo convinte che non è così.
Non è possibile escludere dalla collettività i ragazzi.

Cristina Dessole
mercoledì 19 agosto 2009

sabato 4 luglio 2009

PROGETTIAMO OLBIA


BASTA CON GLI SCEMPI DELL’INSENATURA NEL GOLFO DI OLBIA!
Come fare?
E’ necessario intanto studiare le norme che governano lo specchio acqueo della città per poter poi intervenire.
Data la necessità di studiare il difficile rapporto di Olbia con il mare, e visto il totale stravolgimento dello specchio acqueo, la commissione ha voluto approfondire le regole che governano lo specchio acqueo delle città sul mare. Il sistema portuale oltre allo specchio acqueo si estende alle aree necessarie al suo sviluppo. Il sistema di norme che ne regolano l’utilizzo si chiama Piano Regolatore Portuale e viene regolato dall’Autorità portatale (L. 84/94).
La L. 84/94 stabilisce gli organi che fanno parte delle Autorità portuali e ne definisce i compiti. L’organo più importante è il Comitato Portuale del quale fanno parte “tutti” gli Enti interessati dal sistema portuale. E’ in questa sede che avvengono le discussioni tra i delegati dei vari Enti.
L'elezione del Presidente dell'Autorità portuale viene fatta dal ministero sulla base di nominativi proposti dagli Enti facenti parte della Circoscrizione.
Attualmente il governo sta lavorando alla modifica di tale norma affinché l'elezione dei presidenti delle autorità Portuali avvenga direttamente da parte del governo, per sostituire la maggior parte dei presidenti che attualmente sono di appartenenza politica di centro-sinistra.
L'incarico del presidente ha una durata di 4 anni.
Non sono precisate le competenze che devono avere i presidenti delle Autorità portuali.
Il PRP viene redatto dal segretario generale dell’Autorità Portuale (con l’Ausilio della struttura e di tecnici competenti) e viene portato all’esame dell’Autorità Portuale, successivamente passa all’esame dei Comuni, Province e Regione. Se l’Intesa tra i vari Enti è positiva, il PRP viene adottato. Il PRP pianifica l’utilizzo del porto e determina la zonizzazione di alcune aree attigue.
Il PRP del golfo di Olbia risale al 1950, al quale, successivamente, sono stati apportati diversi adeguamenti funzionali
Olbia appartiene ad una circoscrizione vasta della quale fanno parte anche i comuni di Golfo Aranci e di Porto Torres.
L'Autorità Portuale è composta da tutti gli Enti interessati dal sistema portuale: Comune di Golfo Aranci, Comune di Olbia, Comune di Porto Torres, Provincia di Sassari, Provincia di Olbia-Tempio, Camere di Commercio, Comandanti di Porto, etc.
Non ne fanno parte operatori dei porti turistici, né operatori che lavorano all’interno del Golfo di Olbia (es. mitilicultori).
Il Piano Regolatore del Porto diventa un problema politico quando le decisioni prese dall’Autorità portuale cambiano la fisionomia del Golfo, alterando il rapporto che la città dovrebbe stabilire col mare, e rischiando di cancellare le economie storiche che nel mare si sviluppano.
Il riempimento dello specchio acqueo di Olbia, iniziando dal porto romano per arrivare ai nuovi denti di attracco dell’Isola Bianca, stanno riducendo ad un sottile corridoio l’ampia insenatura, con modifiche dell’ecosistema del Golfo, e con le caratteristiche della città stessa.
Ritengo che sia indispensabile avere rappresentanti all’interno del Comitato portuale che discutano con i cittadini olbiesi circa le strategie dello sviluppo del golfo. E’ fondamentale trovare il giusto compromesso tra una città che sorge in un contesto ambientale meraviglioso con la funzione del porto di Olbia.
Sarebbe intanto interessante:
A) parlare con il segretario dell’Autorità portuale, ammiraglio Mulas,
B) conoscere l’equipe degli specialisti che si occupa della redazione del PRP,
C) parlare con i delegati del Comitato portuale,
D) conoscere le strategie economiche-politiche-ambientali che vengono sostenute,

Sarebbe poi auspicabile:
a) inserire all’interno del Comitato portuale rappresentanti di coloro che operano nel golfo (mitilicultori), operatori dei porti turistici, dipartisti, etc.
b) sensibilizzare la cittadinanza verso una discussione quale lo sviluppo ella propria città e quindi del proprio golfo con dibattiti pubblici, articoli sui giornali, etc.
cristina dessole

giovedì 25 giugno 2009

ITALIA RIALZATI

Un incendio nella macchina di una testimone chiave contro Berlusconi.
La dichiarazione di Barbara Montereale ha raccontato delle feste del "Cavaliere".
Un incendio ha distrutto questa notte la macchina di Barbara Montereale, una delle giovani che assieme a Barbara D'Addario hanno accompagnato al palazzo Grazioli la notte dello scorso 4 novembre. Su questo sta investigando la questura di Bari che sta verificando lo sfruttamento della prostituzione delle "veline" per le feste di Silvio Berlusconi e altri personaggi politici.
La macchina della giovane era parcheggiata sotto casa. Secondo le prime informazioni la macchina è stata cosparsa di liquido infiammabile. L'interno dell'auto, un'Honda Jazz, pè stata completamente distrutta.
LA RAGAZZA DI 23 ANNI HA PRESENTATO DENUNCIA PRESSO I CARABINIERI

martedì 10 marzo 2009

UNA LEGGE CONTRO IL TERRITORIO

APPELLO CONTRO LE MISURE ANNUNCIATE DAL GOVERNO
Il governo Berlusconi si accinge a varare un provvedimento che sconvolge tutte le procedure edilizie. Sostiene di volerle snellire, agevolando la ripresa economica.
Questa misura sarebbe un disastro per il paesaggio e per l'assetto delle città. Il gruppo giovanedemocratico sostiene un appello promosso dagli architetti Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas e Vittorio Gregotti al quale hanno già aderito gli urbanisti Pierluigi Cervellati, Vezio De Lucia, Italo Insolera ed Edoardo Salzano.
"Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l'architettura non dipendono da un'anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità".
L'appello può essere firmato sul sito.
La legge prevede l'abolizione della concessione edilizia da parte dei Comuni, sostituita dalla dichiarazione di un tecnico privato: per conto di chi costruisce, il professionista certificherebbe la conformità del nuovo edificio alle norme urbanistiche. In più, stando alle anticipazioni, si consentirebbe di aumentare il volume di un edificio nella misura del 20 per cento, se si tratta di un edificio residenziale, del 30 se commerciale. Sarà consentito demolire e ricostruire tutti gli edifici sorti entro il 1989 che non abbiano vincoli di tutela incrementando il volume del 30 per cento. Alcune Regioni, come la Sardegna e il Veneto, hanno già aderito e il governatore Giancarlo Galan porterà già oggi all'approvazione della giunta un provvedimento simile. Da parte di molte altre Regioni vengono invece avanzati dubbi quando non forte opposizione.
vedi articolo La Reppublica
(10 marzo 2009)

martedì 17 febbraio 2009

Che fare nel dopo Soru: autocritiche e qualche prima idea per ripartire

E adesso, come sappiamo fare noi sardi, bisogna elaborare il lutto. Era nel conto una sconfitta di Renato Soru sul filo di lana, non la débacle che ci è capitata addosso. Colpo durissimo, per chi ha creduto e ancora crede nel progetto di Soru e nell’idea di una Sardegna “moderna” e al tempo stesso “antica”. Ma le lezioni della storia, quando vengono, vanno colte, e possibilmente razionalizzate per andare avanti.
Perché abbiamo perduto? Dove abbiamo sbagliato? Cominciamo col dire che mai prima di oggi avevamo visto sulle elezioni regionali sarde un’offensiva avversaria così massiccia, pervicace, comunicativamente efficace.
Berlusconi ha scelto scientemente come candidato alla Regione un egregio signor Nessuno e poi, rubandogli letteralmente la scena, ha combattuto lui in prima persona la battaglia, mettendo in campo non solo il suo indubbio carisma ma la sua onnipotenza mediatica. Abbiamo scherzato per un mese e mezzo sull’ignoto signor Cappellacci e sul Cavaliere propalatore di barzellette. Ammettiamo adesso di aver sottovalutato la potenza dell’operazione, e le sue ottime probabilità di riuscita. L’onda lunga del berlusconismo, inteso come la forma nuova dell’egemonia della destra non solo sui ceti tradizionalmente conservatori ma su ampi strati di quelli che erano un tempo le classi popolari o comunque i ceti medi elettori dei partiti democratici, è ancora possente, favorita da un Pd nazionale che stenta a trovare la sua collocazione e la sua linea unitaria. Credevano che la Sardegna, per chissà quali sue presunte doti primigenie (l’orgoglio dei sardi…), ne fosse al riparo. Ci siamo dovuti ricredere. Questo è il primo punto fermo, e dovremo tenerlo presente per il futuro.
C’è però un secondo fattore della sconfitta, e sarebbe assurdo ignorarlo. Parlo dello stato pre-comatoso nel quale il Pd sardo ha versato sinché, giunto a Cagliari il commissario Passoni (che – ben inteso – ha fatto il possibile e l’impossibile, e al quale dobbiamo essere comunque grati) non si è cercato di tamponare le ferite più gravi e di dare al Partito e alle sue liste un po’ di belletto.
Tardi, però, troppo tardi. Dopo che dal 14 ottobre in poi il Partito era stato bloccato dallo scontro interno e dall’inerzia del segretario eletto alle primarie, dopo che le stesse elezioni politiche si erano svolte in un clima di divisione e reciproco sospetto, con candidati “nominati” in base a lottizzazioni interne e senza troppa voglia di cambiare faccia al gruppo dirigente.
Lo si è visto nella campagna elettorale: a Sassari e provincia (dove so di cosa parlo): nessuna conduzione unitaria e condivisa, ogni candidato in lizza contro gli altri, ogni fazione impegnata nella sua particolare campagna. Presumo che la stessa cosa sia avvenuta in tutta la Sardegna.
Vedremo adesso, caso per caso, paese per paese, provincia per provincia, i risultati (a Sassari, lo dico con magra soddisfazione, molto meglio che altrove). Controlleremo, ad esempio, il voto disgiunto, che ha potentemente preso piede a favore di certi candidati e contro Soru: sarà istruttivo rileggerle, quelle schede. Un dato colpisce su tutti: come scrive “L’Unione sarda”, i voti nulli sono 18 mila, il terzo partito dell’isola. Sarà solo una casualità? E gli astenuti, i tanti che se ne sono rimasti a casa, da che parte li conteggeremo?
Insomma, a conti fatti, il Pd ha giocato la sua partita come quelle squadre di calcio, magari composte di buoni giocatori e con qualche fuoriclasse, ma che poi in campo perdono anche contro le provinciali, perché prevalgono invidie e scioperi bianchi, nessuno corre per gli altri, tutti si sorvegliano a vicenda purché il compagno non segni il gol decisivo.
Dunque fattore Berlusconi e fattore Pd sardo, innanzitutto. Ma c’è anche un terzo fattore, ed è la vera questione che vorrei proporre all’attenzione di chi legge. Parlo del riformismo moderno, dell’attività virtuosa di governo, della politica a progetto, che vuol cambiare il mondo e non semplicemente rifletterlo così com’è, correggendone le ingiustizie e le arretratezze. Ebbene, questo riformismo diciamo così “attivo” risulta, nella società contemporanea, frequentemente perdente. Perché agisce in un contesto (la crisi economico-finanziaria che ci sovrasta) incline a suggerire paure e ritirate in su connottu (non sto parlando qui di sardità: alludo alla rassicurante politica di sempre, quella delle clientele e dei favori personali, alla quale molti restano tenacemente attaccati); e perché ha bisogno – questo tipo di riformismo – di tempi più lunghi: è presbite e non miope, guarda lontano non vicino, e crea frutti solo a distanza, quando l’elettore spesso si è stancato di aspettarli. Nell’immediato, la politica riformista moderna, se vuole incidere, suscita invece opposizioni, disturba interessi grandi e piccoli, molesta le abitudini inveterate di interi strati sociali, di ceti professionali, di percettori di rendita a tutti i livelli. Scompagina insomma le nicchie rassicuranti nelle quali molti sopravvivono più o meno parassitariamente.
Ho l’impressione che il riformismo di Renato Soru sia stato appunto di questa stoffa. Stoffa buona, per carità, anzi eccellente: ma da verificare all’usaggio, nei tempi lunghi. I tempi che questo voto sciagurato dei sardi ha drammaticamente abbreviato.
Ed ora bisognerà ricominciare da capo. Riprendere la via della costruzione del Pd su basi nuove, aprendo ai cittadini e alla loro partecipazione consapevole com’era ed è nel suo dna (e dunque primarie, anzitutto, e possibilità di incidere dal basso sulle scelte dei gruppi dirigenti). Ripensare il progetto di Soru e aggiornarlo, modificarlo, migliorarlo, forse anche cambiarlo dove serve. E renderlo comprensibile più di quanto non siamo stati capaci di fare, convincendo con le parole e coi comportamenti chi non ci ha dato fiducia.
Bisogna, in definitiva, ritornare alla vecchia, buona politica di una volta. Quella fatta tra la gente, paese per paese, casa per casa. Con pazienza e determinazione, con sacrificio e abnegazione personale. Con testardaggine anche.
Sapendo che la nottata, come diceva il grande Eduardo, prima o poi ha da passare.
Guido Melis